lunedì 8 giugno 2026

Pedro Salinas

Miriam Bruni, curatrice delle dieci poesie e due poemi racconti in Nella morte o nel bacio scrive nella puntuale introduzione: “Nei versi di Salinas vi è anche un’estrema attenzione al mondo naturale e per le realtà umane in un periodo fortemente caratterizzato dall’avvento crescente della tecnologia segnato da un catastrofico conflitto mondiale. Dei fenomeni naturali e di tutti quei sentimenti e situazioni che fanno parte della vita umana, paura, solitudine, amore, attesa, rischio, gioia, dolore, Salinas offre una visione altamente personale, con umiltà e grazia, con la sola autorità insita nella bellezza e nell’acutezza dei suoi versi. Il linguaggio è familiare e quotidiano, arricchito però di sottili e e sapienti metafore e intessuto di piccole e a volte sorprendenti sperimentazioni linguistiche rette dalla logica poetica più che dalla grammatica”. Un primo, esplicito esempio è facile trovarlo in La voce a te dovuta: “Orizzontale ti voglio, sì. Guarda il volto del cielo faccia a faccia. Smetti di fingere un equilibrio di cui tu ed io piangemmo. Arrenditi alla grande verità finale, quella di essere-con-me oramai distesa, parallela, nella morte o nel bacio. Orizzontale è la notte sul mare, grande massa tremula sulla terra, arresasi alla spiaggia. Lo stare in piedi, menzogna: solo correre o sdraiarsi. Ciò che vogliamo, tu ed io, e il giorno, già così stanco di stare con la luce, diritto, è vivendo ci arrivi, tremando per non morire, nello zenit per non morire, nello zenit del bacio, questo dolce addormentarsi in leggerissimo amore al peso di essere terra, materia, carne di vita. Lungo ed oltre le notti, lungo ed oltre l’amore, oramai mutati, tu ed io, negli orizzonti finali di noi stessi”. Sempre a La voce a te dovuta, forse una delle raccolte più intense, appartengono questi versi: “Lungo ed oltre le notti, lungo ed oltre l’amore, oramai mutati tu ed io, negli orizzonti finali di noi stessi”, quasi una sorta di conclusione e insieme un ponte verso le Ragioni d’amore. Un’ulteriore indagine sugli inarticolati linguaggi del cuore, resi espliciti nell’occasione da La verità di due: “Quando scagliati nel peccato di vivere, innamorati della vita e amandosi, occorre battersi per la completezza e per non perdersi in solo chiari o solo tenebrosi paradisi, trovare un altro Eden dove si intrecciano luci e ombre insieme, e dove la bocca al conoscere il bacio assapora alla fine la terribile interessa del mondo”. Con una puntualizzazione sul tema, a lungo perseguito da Salinas, e a suo modo definitiva: “Miracoloso ritardo, l’amore, del suo stesso finire: prolunga il prodigio che uno con uno sia due, di contro alla prima condanna della vita”. Salinas è un cantore sublime del desiderio e anche nel ridotto riassunto di Nella morte o nel bacio il suo anelito trova il modo di cogliere lo spirito migliore, più diretto e spontaneo. Quando ricorda che “destino di un corpo è un altro corpo”, riesce a dare forma a un sentimento elementare, un vincolo naturale, non così semplice da spiegare. Resta da contare l’estratto da Lungo lamento, ovvero Contro tal primavera, che si rivela una specie di autoritratto del poeta spagnolo: “Sono uno che non porta orologio, uno che sogna di dare le giuste parole al suo canto. Sono uno che non ama a tuo comando, sono io l’autore lento delle mie allegrie. L’inventore, dopo tanti secoli, del grande peccato originale: la propria vita”. Nella morte o nel bacio resta un validissimo biglietto da visita: Salinas, si capisce, è molto di più.